L’Accordo di Parigi è il principale accordo internazionale per contrastare il cambiamento climatico. È stato approvato il 12 dicembre 2015, durante la COP21, da 195 Paesi, ed è entrato in vigore nel 2016. Oggi conta 194 Parti.
L’obiettivo è molto preciso: mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli dell’epoca preindustriale e proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5 °C.
Per raggiungere questo risultato, ogni Paese deve presentare periodicamente i propri piani climatici, le cosiddette NDC, indicando come intende ridurre le emissioni di gas serra. Gli impegni dovrebbero diventare progressivamente più ambiziosi.
A che punto siamo?
A dieci anni dalla firma, il bilancio è contrastante.
Da una parte, l’Accordo ha contribuito a cambiare la traiettoria del mondo. Prima di Parigi, le proiezioni indicavano un riscaldamento possibile di circa 4-5 °C entro la fine del secolo. Oggi, considerando le politiche e gli impegni climatici esistenti, le stime sono più basse.
Dall’altra parte, siamo ancora molto lontani dall’obiettivo di 1,5 °C.
Secondo le più recenti valutazioni dell’ONU, con gli attuali impegni il pianeta si dirige verso un riscaldamento di circa 2,3-2,5 °C entro la fine del secolo. Se invece si considerano le politiche già effettivamente adottate, la traiettoria rimane ancora più alta.
Il dato più preoccupante riguarda le emissioni. Nel 2024 le emissioni globali di gas serra hanno raggiunto circa 57,7 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, aumentando del 2,3% in un solo anno.
Per mantenere viva la possibilità di limitare il riscaldamento a 1,5 °C, secondo l’ONU le emissioni globali dovrebbero diminuire drasticamente: circa 43% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019.
Siamo quindi davanti a un divario molto grande tra ciò che sarebbe necessario fare e ciò che stiamo effettivamente facendo.
La soglia degli 1,5 °C è sempre più vicina
Il problema è anche la temperatura che abbiamo già raggiunto.
Gli ultimi anni hanno registrato livelli eccezionalmente elevati e il superamento temporaneo della soglia di 1,5 °C rispetto all’epoca preindustriale è ormai diventato sempre più frequente.
Questo non significa che l’obiettivo dell’Accordo di Parigi sia automaticamente perso: la soglia di 1,5 °C si riferisce al riscaldamento globale di lungo periodo, non a un singolo anno.
Ma il segnale è evidente: la finestra per mantenere il riscaldamento entro 1,5 °C si sta rapidamente restringendo.
Cosa bisogna fare
L’Accordo di Parigi, quindi, non è un fallimento, ma gli impegni attuali non sono ancora sufficienti.
La sfida dei prossimi anni sarà trasformare gli obiettivi in risultati concreti: ridurre rapidamente l’utilizzo dei combustibili fossili, aumentare le energie rinnovabili, migliorare l’efficienza energetica, proteggere foreste e oceani e rendere più sostenibili trasporti e sistemi produttivi.
Ma la transizione non riguarda soltanto i governi.
Istituzioni, imprese e cittadini devono contribuire, riducendo consumi e sprechi, utilizzando meglio le risorse e favorendo un’economia circolare basata sul riuso, sulla riparazione e sul riciclo.
L’Accordo di Parigi ha indicato una direzione precisa: 1,5 °C come limite da difendere e 2 °C come soglia da non oltrepassare. A dieci anni dalla sua approvazione, il mondo ha fatto passi avanti, ma i numeri dimostrano che la velocità non è ancora sufficiente.
La sfida, adesso, non è più soltanto prendere nuovi impegni. È riuscire a rispettarli.
di redazione



